Demoni e Muse – Patricia Duncker

E’ l’incarnazione delle loro peggiori paure: le spiagge francesi abitate da omosessuali predatori che si gettano sui ragazzini e ne corrompono l’innocenza. Ovviamente agli eterosessuali è concesso: pensate a Colette… ad ogni modo, solo una recensione ha definito l’episodio “disgustoso”. E per quanto riguarda gli americani, be’, loro dai francesi si aspettano esattamente quello. Non ho dovuto tagliare una parola, per la traduzione. Forse avrei dovuto punire il mio narratore assassinandolo come Thomas Mann fa con Aschenbach… giusto per ravvivare i loro moralismi piccini e borghesi.

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A volte una figura, un viso, una voce, un paesaggio descrivono un contorto nella mia mente, cominciano ad abitare la mia memoria, pretendono che gli sia data una forma nuova per mezzo della scrittura: è stato così per il bambino sulla spiaggia.

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Ci sono momenti in cui vorrei non capire l’inglese, così non dovrei stare a cavillare sulle loro idiozie.

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Articoliamo le nostre paure, come bambini al buio, diamo loro dei nomi in modo da poterle domare.

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Perù me, la morte sarà soltanto la porta che si chiude lieve sui rumori che tormentano, assillano e perseguitano il mio sonno.

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TITOLO: Demoni e Muse 218859

AUTORE: Patricia Duncker

TRADUTTORE: Isabella Zani

EDITORE: Neri Pozza

PAGINE: 235

COSTO: 15,50 €

Un crepuscolo nebbioso avvolge, in questa giornata del 1993, l’Hôpital Sainte-Marie di Clermont-Ferrand, il più grande ospedale psichiatrico della Francia centrale. In una stanza vuota di quell’imponente massa di edifici al centro della città, tra l’odore acre di escrementi e disinfettanti, Paul Michel, l’ex enfant prodige della letteratura francese, magro, pallido, con le guance ispide, la maglietta che gli penzola molle e sporca contro il petto, gli occhi accesi, selvaggi, aspetta un suo giovane lettore venuto dall’Inghilterra. Sono trascorsi nove anni da quella notte del 30 giugno 1984 in cui lo scrittore fu arrestato al cimitero Père Lachaise di Parigi. La polizia lo aveva trovato urlante, in lacrime, mentre scoperchiava le tombe col piede di porco con cui qualche istante prima aveva fracassato il cranio, rotto il braccio e inferto ferite multiple al custode del cimitero, che aveva tentato di fermarlo. Schizofrenia paranoide fu la diagnosi immediata del reparto psichiatrico del Sainte-Anne, in cui il vincitore del Premio Goncourt del 1976, l’autore di La fuite e altri celebri romanzi tradotti in quasi tutto il mondo, fu ricoverato. La vicenda ebbe un’eco enorme sulla stampa, che naturalmente non trascurò di alludere a un nesso tra la personalità di Paul Michel, scrittore omosessuale, e la sua follia. Paul Michel ha, infatti, tutto ciò che può assicurare il plauso e il disprezzo: è un grande talento e, insieme, uno scandalo, un’eccezione. Un uomo che non si cura della propria fama, che si mette volutamente contro tutto e tutti, che sposa posizioni politiche provocatorie. Un uomo attraente e, tuttavia, sempre solo, senza famiglia, passato, legami. In realtà, Paul Michel sa che in quella notte del 30 giugno ha violato le tombe del Père Lachaise perché il legame stesso della sua vita, il legame col suo demone e la sua musa, Michel Foucault, era finito per sempre. Foucault era morto. E perché darsi la pena di esistere se il proprio demone è morto? Perché poi ricevere uno stupido ragazzo inglese che si dice tuo lettore, se il tuo Lettore è morto? Romanzo furibondo, doloroso, torbido e romantico sul confine che separa e unisce scrittura e lettura, follia e desiderio, sessualità e pensiero, Demoni e muse ha rivelato sulla scena letteraria internazionale lo straordinario talento di Patricia Duncker.

Neri Pozza

Il Bizzarro Museo degli Orrori – Dan Rhodes

Di notte ‘- in realtà sempre, ma soprattuto di notte – quando la stradina è illuminata soltanto da un occasionale lampione, ben poco distingue il museo dagli altri palazzi della zona vecchia della città. Tutto dipinto di bianco, s’innalza per tre piani prima di rastremarsi in un tetto dalle cui tegole immacolate sporgono diverse finestrelle. Lo si riconosce tra i suoi vicini per la targa d’ottone che, in quattro lingue, ne dichiara il nome e gli orari di apertura al pubblico. Solo avvicinandosi parecchio e strizzando gli occhi nell’oscurità si riesce a leggere cosa c’è scritto, e mentre il primo giorno tiepido dell’anno volge al termine, nessuno si prende la briga di strizzare gli occhi nell’oscurità.

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Il dottore ci mise poco ad andare dal centro alla zona residenziale. Intanto che il vecchio sistemava il nuovo cappio, lui era già arrivato a casa, una villetta in un quartiere tranquillo e pieno di verde. Il cancello principale e la porta del garage doppio si aprirono automaticamente. Appena si furono richiusi alla sue spalle, scese dalla macchina, aprì il bagagliaio, guardò dentro e sospirò.

“Povera bambina” disse in un bisbiglio, quasi temendo di svegliarla. “Povera bambina”. Scosse la testa. “Ma prima, un bel caffè”. Aprì la porta che portava alla cucina ed entrò.

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Poco più di ventun anni prima, in una fredda notte di gennaio in una piccola casa in una piccola città sulle colline portoghesi, in un punto imprecisato nel nord della valle del Douro, nacque un bambino. Quando la levatrice se ne fu andata i neogenitori, finalmente soli, guardarono il loro primogenito che dormiva nella culla. Dopo qualche minuto alzarono gli occhi, e ognuno capì nell’espressione dell’altro che tutt’e due avevano notato la stessa cosa, una cosa che non si aspettavano. Senza parlare, si chiesero perché la levatrice non avesse detto niente. Sembrava solo impaziente di dare una sistemata e andarsene il più in fretta possibile; forse sapeva che, qualunque cosa avesse potuto dire, nulla avrebbe fatto la differenza, ed era qualcosa che i genitori dovevano scoprire da soli. Tornano a guardare il bambino, cercando di scacciare quei pensieri. Dopotutto, era stata una giornata lunga e a volte la mente gioca brutti scherzi ma, per quanto guardassero e riguardassero, quel qualcosa era sempre lì. Ripensarono a tutte le volte che si erano detti che avrebbero amato comunque il loro bambino qualunque cosa fosse successa, e ripeterono a se stessi che era il momento di dimostrarlo. Che nulla al mondo li avrebbe portati ad amarlo di più o di meno. Il bambino aprì gli occhi e per un istante sembrò guardarli dritti in faccia, prima l’uno e poi l’altra. Finalmente parlò.

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Sapeva che di lì a poco l’intera torta sarebbe stata nella sua pancia, ma per il momento la torta era ancora lì davanti a lui e avrebbe potuto essere la sola al mondo. Era colpito da ogni suo tratto. Dall’aspetto, dal profumo e dalla consistenza sulle dita e in bocca. Ma la cosa che in assoluto gli piaceva più di tutte della torta della moglie di Pavarotti era il suo sapore delizioso.

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Il vecchio non aveva sentito niente, ma nel cuore della notte fu svegliato dalla sensazione familiare di una zampa sottile leggera sulla pelle fredda. Per esperienza sapeva cosa voleva dire: era successo qualcosa nelle stanze di sotto, qualcosa di cui si sarebbe dovuto occupare. Sentì il ragno attraversargli la guancia, poi fermarsi un istante prima di lanciarsi nel vuoto della sua bocca. Mentre girava in tondo cercando disperatamente una via d’-uscita, lo bloccò con la lingue e lo macinò con i denti posteriori. Deglutì, poi allungò il braccio sottile e puntò la sveglia alle cinque. Pochi minuti dopo il silenzio della stanza fu spezzato dal brontolio del suo respiro.

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A volte magari, proseguì, la persona sarà sovrappeso o sottopeso, come in questo caso, ma in termini di sapore entrambe queste opzioni sono preferibili rispetto a un soggetto che sia morto in seguito a una malattia lunga e debilitante. Tuttavia, stava ben attento a evitare che lui o Hans potessero avvelenarsi per via indiretta. Era improbabile che morissero per aver ingerito la quantità di sostanza nociva presente nella carne, ma qualche fastidio alla stomaco l’avrebbero avuto, e preferiva evitare.

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TITOLO: Il Bizzarro Museo degli Orrori arton20904

AUTORE: Dan Rhodes

TRADUTTORE: Daria Restani

EDITORE: Newton Compton editori

PAGINE: 248

COSTO: 6,90 euro

In un paesino qualunque nel cuore di una regione imprecisata, c’è un posto molto speciale: un museo dei suicidi, fondato da una ricca benefattrice con il nobile intento di distogliere le anime depresse dai pensieri di morte. Ma quando cala la notte in questo museo succede qualcosa di molto inquietante… Eppure i rumori non turbano il vecchio custode: il tempo di ingoiare un ragno che gli cammina sul viso, e poi chiude di nuovo gli occhi e riprende a russare. Quali orribili segreti si nascondono tra queste mura? E chi è Ernst Fröhlicher, l’enigmatico dottore giunto da lontano con il suo inseparabile labrador nero? Il mistero aleggia sempre più fitto, ma la terribile verità sta per venire finalmente a galla. Tra presenze sinistre, triangoli erotici, suicidi, cannibalismo, personaggi grotteschi e situazioni al limite dell’assurdo, un racconto macabro, avvincente e divertentissimo: un omaggio irriverente e originale alla fantasia più sfrenata.

Newton Compton Editori

L’Alba di Talulla – Glen Duncan (2 – fine)

Zoe e Lorcan batterono le ciglia all’unisono, nell’oscurità.  Li guardai. Gioia. La gioia è circolare. La gioia viene prima. Poi l’incredulità che dice che stai sognando. Poi la pausa mentale  o il passo indietro per dare all’universo la possibilità di svegliarti. Poi il ritorno, per vedere se la gioia c’è ancora – e la gioia c’è ancora, demente e reale e immeritata e assolutamente tua.

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L’Alba di Talulla – Glen Duncan

Infili gli artigli nella carne umana terrorizzata, ci trovi dentro il cuore che sembra seta e il fegato che sembra gomma, e scopri che tutte le parti che si nascondono dentro il corpo ubbidiscono alle leggi della tua violenza.Spezzi ossa e tracanni sangue. Prendi una vita e il furto resta impunito. Dio non ti fulmina. Il cielo non cade. Il giorno dopo, apri il rubinetto e l’acqua scende, come ha sempre fatto. Le musichette delle pubblicità ti rimangono ancora in testa. Non cambia la soddisfazione che provi quando alzi un braccio e un taxi si materializza nel traffico e come per magia ti viene incontro. Fai cose che dovrebbero portarti alla tua fine e invece portano solo cambiamento. Una delusione e una rivelazione e un lutto e una nudità nuova, elettrizzante. L’infamia più essenziale, pi prosaica: vai avanti.

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TITOLO: L’Alba di Talulla

AUTORE: Glen Duncan

EDITORE: ISBN

TRADUTTORE: Tomaso Biancardi

PAGINE: 537

COSTO: 16,90 euro

COSTO Ebook: 9,99 euro

Tra le nevi dell’Alaska, Talulla Demetriou aspetta come ogni mese la Trasformazione. Lupo mannaro, incinta, in un mondo dominato dai vampiri. Al sorgere della luna piena accade tutto in un attimo: il dolore, il parto, un vetro che si infrange. I suoi nemici storici sono arrivati per sottrarle l’unica cosa che ancora la tiene aggrappata alla vita. Inizia così un inseguimento planetario tra l’Inghilterra, l’Italia e Creta, che porterà Talulla al cospetto del più antico vampiro vivente. Una corsa contro il tempo, insieme a un branco di inattesi alleati, per compiere la sua missione. Con la stessa prosa splendente dell’Ultimo lupo mannaro, Glen Duncan ci regala un nuovo capitolo della sua trilogia, ricco di humour nero e colpi di scena. Un potente meccanismo narrativo in cui si fondono horror e azione, scenari stupendi, e una protagonista mostruosamente sexy e indimenticabile.

Glen Duncan è nato a Bolton, in Inghilterra, nel 1965 e ha studiato filosofia e letteratura alla Lancaster University. Il suo primo libro, Hope, è stato pubblicato nel 1997, seguito da numerosi altri romanzi, tra cui 666. Io sono il diavolo e Morte di un uomo qualunque. Vive a Londra. Dopo L’ultimo lupo mannaro, pubblicato da Isbn nel 2011, L’alba di Talulla è il secondo libro di una trilogia.

(ISBN)

L’ultimo Lupo Mannaro – Glen Duncan (3 – fine)

So che è difficile crederlo, ma tutto quello che sto cercando di fare è restare vivo fino alla prossima luna piena così che il figlio di un uomo che ho ucciso e mangiato quarant’anni fa possa tagliarmi la testa di lupo mannaro o piantarmi una pallottola d’argento nel cuore di lupo mannaro. pag. 227 […]…

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L’Ultimo Lupo Mannaro – Glen Duncan (2)

Ti chiudi dentro, prendi le droghe, arrivi ai confini della morte, ne esci. Sei ancora vivo e non hai ucciso nessuno. Sì, è vero. Però. Le pareti spoglie, le sbarre, il pavimento lastricato in pietra, la cassaforte solida, frivola e fiduciosa. Anche sottoterra la luna piena che sorge come Maria Vergine su un letto che…

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La Fabbrica di Cioccolato – Roald Dahl

“Non voglio che a dirigerla sia un adulto. Un adulto non mi darebbe mai retta, non avrebbe voglia di imparare. Perciò ho bisogno di un ragazzo. Mi serve un ragazzo buono, intelligente e affettuoso a cui posso rivelare tutti i miei più preziosi segreti per la fabbricazione di dolciumi mentre sono ancora vivo”. pag. 193…

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L’Ultimo Lupo Mannaro – Glen Duncan

“Dovremmo viaggiare separati” dissi senza troppa convinzione. “Non dire sciocchezze.” “Non ti hanno ancora individuata. Se arrivano a te per colpa…” “Quei giorni sono finiti. Adesso siamo io e te, insieme. E basta.” Per quanto ridicolo possa sembrare, so già che non arriverà mai il momento in cui accarezzarla non funzionerà più come palliativo contro…

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Sette Storie di Sesso e Morte – Patricia Duncker

Sono le vite delle donne il continente oscuro, non le nostre identità sessuate. I nostri corpi potete guardarli, con le gambe ben aperte, quando vi pare. I nostri corpi seguono un copione ingannevolmente semplice. Ma i nostri desideri, così spesso taciuti, sono fluidi, proteiformi, incostanti. Non possiamo essere misurate, non possiamo essere valutate. Le nostre…

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