London, I’m calling!

Se dovessi usare una parole per descrivere questa giornata (che peraltro non è ancora finita) sarebbe “caos”.

Da cosa comincio? Beh dall’inizio ovviamente.

Imbarco alle 6.30 e partenza puntuale. Botta di culo, penso io. Poi il ragazzo sul sedile dietro al mio inizia a vedere/giocare a qualcosa di rumoroso senza mettersi le cuffie. Io respiro, mi metto le mie di cuffie e inizio a dormicchiare. Mi risveglio che manca relativamente poco all’atterraggio. Se non fosse che il comandate da un annuncio destinato a dare il via al caos: aereo dirottato a Luton perché Stansted è chiuso “causa esaurimento carburante” prendo un respiro profondo. Dopo l’atterraggio inizio a parlare con la ragazza con la quale mi devo incontrare proprio a Stansted. Noi passeggeri nel frattempo restiamo ostaggi dell’aereo per almeno mezz’ora dal momento dell’atterraggio, in attesa di un fantomatico bus che doveva portarci tutti all’altro aeroporto. Bene, penso, almeno posso andare fin la per incontrare Nicole. Sbagliato! Scendo, recupero il bagaglio, vado a fare il biglietto per Stansted e mentre sono in fila mi arriva un messaggio “All’aeroporto di Torino hanno trovato un ordigno della Seconda Guerra Mondiale che devono far esplodere, dicono che gli aerei ripartiranno dalle 15.30 in poi” mi prende un colpo. Dopo venti minuti un altro messaggio “Controordine, dicono che il mio volo parte alle 13.30” allora io faccio il biglietto Luton-Stansted per andare a riscontrarla, poi mi avvio a fare colazione. Dopo un’ora circa trovo un altro vocale.

E qui, raga, il delirio. Le hanno cancellato l’aereo. Io bestemmio, lei non lo so, ma io sicuro. Finisco il panino, vado a cambiare i soldi e torno alla biglietteria dei bus per chiedere se posso usare quel biglietto per raggiungere Paddington Station. Ero distrutta, dovevo arrivare in ostello e riposare almeno qualche ora. Nel frattempo, speravo che Nicole mi avrebbe dato belle notizie. Ed in un certo senso è successo, proprio mentre entro in viaggio verso il centro. C’è un volo Malpensa-Stansted con il quale dovrebbe arrivare verso le 23.

Sono arrivata in ostello verso le 13 stanchissima e accaldata. Chi lo ha detto che al nord fa freddo? Fa caldo quasi come a Prato! Ad ogni modo, faccio check-in e avviso che l’altra persona arriverà dopo le 24 (cosa che ricorderò verso le 20 per sicurezza). Entro in stanza e mi prende male. Ok l’ostello, ok il sapersi adattare, ma questa non è una stanza, questo è un loculo. Tre letti a castello a tre piani, e quelli più bassi sono a livello pavimento. Mi butto sul primo letto a metà che trovo, sperando che quando Nicole arriverà troverà un letto alto invece di un materasso a terra, unica cosa positiva: abbiamo il bagno in camera.

 

 

Ho provato a dormire ma dopo un’ora su quel materasso la mia schiena mi ha urlato di alzarmi. Sto invecchiando male. Sono uscita e sono andata alla Paddington Train Station per andare a Portobello Market. Almeno posso dire di averlo visto. Carino, particolare senza dubbio, ma non ho comprato niente non solo perché sono povera, ma anche perché non ho intenzione di appesantire la valigia, non avrebbe senso. Sono riuscita a scovare un locale carino dove mi sono divorata un’enorme insalata con formaggio caprino prima di andare a fare quattro passi fino a Notting Hill. Quando sono tornata in stazione ho scoperto che poche fermate dopo Paddington c’è Baker Street, sì, proprio quella. Forse domani ci andremo, dipenderà molto da quello che l’altra ragazza vuole vedere ovviamente. Sulla via del ritorno ho scoperto che lungo la strada che stavo percorrendo c’è il famoso Cafe Dylan Dog.

 

 

Ora sono nella reception dell’ostello, perché non è pensabile scrivere in camera, non c’è spazio nemmeno per cambiarsi. Aspetto l’ora giusta per andare a mangiare e poi resterò in attesa di novità da Nicole.

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Probabilmente sono troppo stanca ed è troppo presto, ma Londra non mi sembra il posto adatto per me, almeno per adesso. Domani potrei ricredermi, chi lo sa.

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