Tre Giorni e Mezzo in Edinburgh

Finalmente sono riuscita a pubblicare qualcosa (sto scrivendo questo post dal 1 Aprile). Devo dire che il ritorno a casa ha coinciso con il calo di: voglia di scrivere, di leggere e di uscire. Ottimo direi…

Prima cosa da capire della città: si sviluppa in verticale. Quindi, se non siete amanti delle salite, armatevi di abbonamento ai mezzi pubblici (4£ un giornaliero che comprende bus e tram).

Ma partiamo dalla prima mezza giornata.

23/03/18

Dopo un viaggio in bus più lungo del previsto (abbiamo trovato un incidente in autostrada) siamo arrivate ad Edinburgh verso le 16.00.

Siamo andate dritte all’ostello (thanks “Airport” tram-line) ed ho avuto il mio primo impatto con la vita tipica degli hostel. Non è stato un grande impatto iniziale. Cose abbandonate in mezzo alla stanza, sedie usate come guardaroba. Insomma, non esattamente il tipo di comportamento che si dovrebbe tenere in una (piccola) stanza da condividere con altre 11 persone. Alla fine però è andata meglio di quello che pensavo, soprattutto grazie al ricambio giornaliero degli ospiti.

L’ostello si trova molto vicino al centro ed è stato comodo soprattutto per girare la città a piedi. La prima serata l’abbiamo passata, infatti, a camminare lungo le strade per capire dove eravamo di preciso e cosa potevamo vedere senza spendere soldi nei mezzi pubblici.

Ci siamo fermate a cenare in un Ristorante/Pub nella pittoresca Rose Street, una strada pedonale che si divide in quattro pezzi e scorre parallela a Prince Street. Per paura di spendere troppo ci siamo date un budget di 15£ al giorno per il cibo, considerando poi che almeno 2 pasti li avremmo fatti all’interno dell’ostello con cose presa al supermercato.

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24/03/18

Giornata culturale. Cioè? Musei! Ne abbiamo visti tre in tutto.

Il primo è stato la National Gallery di Scozia. L’ingresso è gratuito ma sono gradite donazioni. Da notare il fatto che il raccoglitore reca la targa “5£ 5€ 5$” che, secondo me, è una bella idea, nonché un modo per disfarsi dei soldi non cambiati.

Tornando al Museo, è piuttosto grande. All’interno abbiamo notato che la maggior parte dei dipinti dal XV-XVI secolo sono italiani. Ho persino trovato un quadro di Lippi, un famoso pittore mio concittadino. Per non parlare delle opere di Da Vinci e Botticelli. C’è anche una forte, molto forte, presenza di Tiziano e Tintoretto.

Altri grandi protagonisti nel museo sono i pittori fiamminghi come Van Dyck.

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Dopo la Gallery siamo andate al Museo degli Scrittori, dedicato a tre famosi scrittori scozzesi: Robert Burns, Sir Walter Scott e Robert Louis Stevenson. Il secondo è talmente importante per la cultura scozzese da essersi meritato un monumento lungo Prince Street.

Il museo è piccolo ma ben congegnato, diviso in tre sezioni ognuna delle quali racconta la vita di uno degli scrittori. Piccolo, carino e gratis.

Ultima tappa museale della giornata è stata l’immenso National Museum of Scotland.

Immenso per diversi motivi: è veramente grande ed è pieno di cose bellissime.

Essendo un museo scientifico e antropologico, gli argomenti esposti sono veramente tanti. Si passa dalla storia animale, ai minerali, alle stelle fino ad arrivare agli usi e costumi dell’umo attraverso ere e luoghi del mondo. Sono esposti abiti tipici, armi, strumenti musicali e così via.

Talmente grande che in 3 ore siamo riuscite a vederne solo la metà. Un museo veramente bello e che merita sicuramente una visita.

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25/03/18

La domenica l’abbiamo passata dividendoci essenzialmente fra due posti: il Royal Botanic Gardens e il Surgeons’ Hall Museum.

Devo ammettere che, pur non essendo un’appassionata di piante ed alberi (a differenza di Silvia) mi piace passeggiare in mezzo al verde. Tutto sarebbe stato più piacevole se non fosse che le piante, quasi tutte, presentavano segni di malattie varie e tumori. Un vero peccato, considerando che quello dovrebbe essere un giardino botanico. Tanti pollici in su invece per il Queen Mother’s Memorial Garden, piccolo giardino costruito in onore della Regina Madre Elizabeth Bowes-Lyon.

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Ultima, ma non meno importante cosa, abbiamo visto uno scoiattolo! Sarebbe salito sulla mia mano, se avessi avuto del cibo.

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Il Surgeons’ Hall Museum è stato una vera e propria sorpresa, anche per il mio stomaco.

In parte immaginavo che avrei visto cose che voi umani (che non studiate medicina) non potete immaginare, ma non ero veramente preparata.

Un’intera ala del museo è stata riempita con campioni di organi e parti di scheletri con le più diverse malattie. Questo avrebbe dovuto insegnarmi ad avere più cura del mio corpo, poi è arrivata Pasqua… vabbe.

Di ritorno dal Museo mi sono anche comprata una valigia nuova, tanto ormai avevo pagato per un bagaglio da 20kg quindi… tanto valeva comprarne uno che non avesse le dimensioni di un bagaglio a mano. Mi servirà comunque per quando tornerà a Maggio.

26/03/18

L’ultimo giorno in Scozia lo abbiamo passato oziando, per la verità. Siamo uscite dall’ostello verso l’ora di pranzo e siamo andate a provare un all you can eat cinese lungo la strada per il Castello, si chiama “Red China”. Che dire, meglio di quello che avevamo provato ad Inverness senza dubbio, offre anche una vasta scelta fra dolce e salato. Avevano anche qualcosa di simili al sushi, almeno sembrava, ma non è la loro specialità.

Dopo ci siamo incamminate vero il Castello, nel quale non siamo entrate. Non solo perché c’era tantissima gente, ma anche e soprattutto perché non ne avevamo voglia. Può capitare, durante un viaggio, che ci si senta sopraffatti dall’imminente ritorno e dalla fatica di girare un’intera città a piedi in tre giorni. Abbiamo ammirato il Castello dal parcheggio e poi ci siamo lentamente incamminate verso Prince Street. Dopo una tappa veloce a Tiger e uno sguardo rapido da Primark, siamo rientrate in camera, con i piedi a pagnotta e la consapevolezza che, questa volta, avremmo dovuto fare la valigia per tornare a casa e non per andare da qualche altra parte.

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Riepilogo del viaggio

Lo ammetto. La Scozia non mi ha emozionata come altri viaggi. Pensavo che stare lontana mi avrebbe fatto bene, e su certi aspetti è vero, stavo meglio quando ero laggiù. Ed è anche vero che Edinburgh è stato un miglioramento rispetto all’isolamento sulle Highlands. Però… però mi manca qualcosa.

Lo so, casa non è un luogo, casa è una sensazione, un’emozione che deve arrivare da dentro di noi, non dall’esterno. Forse sono stata lontano per troppo poco tempo, sicuramente stare via quattro mesi sarà decisamente diverso. Mi preoccupa il fatto di dover tornare e di lavorare lì, in un posto dove parlano una lingua diversa… adesso capisco le difficoltà che molti dei miei ex colleghi cinesi hanno affrontato e non solo loro.

Spero di trovare presto la serenità di cui ho bisogno per capire cosa fare veramente della mia vita. Magari il prossimo viaggio mi aiuterà a fare più luce.

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