Legati da una Cintola e i Musei Diocesani

Questa domenica insieme a mia madre sono andata a visitare la mostra “Legati da una Cintola” che si sta tenendo a Palazzo Pretorio e che si concluderà il 25 Febbraio.

La mostra si pone come compito quello di narrare la storia della cintola della Madonna attraverso i quadri, le pale d’altare e i manoscritti che la raccontano e la raffigurano.

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La mostra si divide in quattro stanze formando un percorso che parte dall’arte del Trecento fino ad arrivare a quadri del Seicento.

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L’Assunta di Bernardo Daddi. Opera che apre la mostra e che risale al XIV secolo. Una pala che ora si trova al MET di New York e il cui nome è il sottotitolo di questa mostra “Legati da una cintola -L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città”

La leggenda e il culto della Cintola della Madonna hanno radici nel Medioevo. L’arrivo della cintola a Prato è, infatti, datato nel 1141 circa. La storia racconta che il mercante pratese Michele, arrivato a Gerusalemme, si innamorò della nipote di un sacerdote del Tempio. Si sposarono e la giovane portò in dote la Sacra Cintola della Madonna. Con questa reliquia i due ripresero il viaggio sino a Prato (città che Maria non vedrà mai poiché morì nella traversata). Pare però che Michele tenne la reliquia nascosta in una cassapanca fino in punto di morte, quando la donò al preposto Umberto.

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Nel corso dei secoli questa reliquia ha attirato pellegrini da ogni dove, arricchendo la città e i suoi abitanti. Per questo Musciattino tentò di rubarla, per portare la gloria e la ricchezza all’eterna rivale di Prato: Pistoia.

La piazza del Duomo come la vediamo oggi venne creata cento anni dopo la morte di Michele, proprio per accogliere i pellegrini venuti ad ammirare questa reliquia giunta dalla Terra Santa.

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Nei secoli, diversi artisti hanno ritratto l’Assunzione della Vergine e l’atto in cui ella consegna la cintola a San Tommaso. Curioso il fatto che questi, ultimo ad arrivare al suo capezzale, sia l’unico degli apostoli a vedere non l’anima, ma il corpo della Vergine che sale al cielo.

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Riproduzione della statua raffigurante Maria che viene incoronata da Gesù Bambino. La scultura originale si trova sopra l’altare che custodisce la Sacra Cintola ed è di Giovanni Pisano.
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Scrigno che custodiva la Sacra Cintola.

Comprando il biglietto per la visita della mostra sarà possibile prenotare una visita alla Cappella della Cintola. Solitamente quella parte del Duomo è inaccessibile, quindi appena la signora alla biglietteria ci ha detto di questa possibilità io e mia madre non abbiamo perso tempo.

Nel pomeriggio siamo dunque tornate in centro, ma prima di andare a vedere la Cappella abbiamo fatto un giro nel Museo dell’Opera del Duomo. Sì, ne abbiamo uno anche noi a Prato, fa parte dei Musei della Diocesi.

La visita al Museo si può fare in circa 30/40 minuti, se avete fretta. Noi avevamo fretta, purtroppo avevamo solo mezz’ora a disposizione prima che iniziasse la nostra visita alla Cappella.

Il percorso dentro il Museo parte dalle cripte, anzi mi correggo, dai sotterranei che contengono le cripte. Vi sono diversi stemmi di famiglie più o meno importanti, verosimilmente sepolte sotto il Duomo. Qui c’è anche il pozzo in cui vennero gettati i resti (ed erano molti) di coloro che morirono durante il Sacco di Prato ad opera degli spagnoli guidati da Raimondo de Cardona.

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Proseguendo oltre troviamo la piccola e ben conservata Cappella di Santo Stefano. La volta stellata con l’Agnello al centro mi ha ricordati un po’ una scena del “Codice Da Vinci”, devo ammetterlo.

Ovviamente essendo della cripte non possono mancare i Sepolcri e ve ne è uno proprio accanto alla Cappella, con un affresco raffigurante due immagini della Morte con al centro una targa.

Alla fine del corridoio si arriva al chiostro romanico, un ambiente piacevole e che offre ulteriori spunti di riflessione sul Duomo e sulla sua struttura. Si notano infatti le decorazioni in pietra serena poste sulla fiancata del Duomo che da sul chiostro, e si può notare una insolita porta sospesa nell’aria, cosa che probabilmente indica la precedente esistenza di un’altra ala degli appartamenti della curia. Ala che attualmente non esiste, in quanto la porta affaccia direttamente sul chiostro. Le colonne che ci troviamo davanti sono in marmo serpentino (ovvero il marmo verde di Prato) così come lo è il Duomo stesso, e sono decorate con capitelli in stile corinzio raffiguranti talune motivi floreali ed altre animali come leoni et simili.

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Sul chiostri si affacciano altre due porte: un conduce alla sala del Seicento, che contiene alcuni quadri raffiguranti immagini religiose, mentre l’altra porta consente di proseguire la visita ai tesori del Duomo.

Seguendo la seconda porta ci si trova davanti all’originale Pulpito di Donatello in marmo rosa. Nonostante il grande lavoro di restauro, nella parte che era esposta a Nord si può vedere l’usura del tempo. In alcuni punti infatti mancano dei piccoli pezzi e c’è ancora una sottile patina nera sopra l’opera.

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Finita la visita al Museo, ci siamo diretta alla Cappella. Non c’è un collegamento diretto fa l’ultima sala del Museo e il Duomo, per andarvi bisogna ripercorrere le sale a ritroso fino all’uscita.

Non era possibile fare foto o video nella Cappella, però sicuramente seguendo questo link di Wikipedia troverete delle foto degli affreschi.

Affreschi che decorano i tre lati della Cappella della Sacra Cintola (o del Sacro Cingolo). Queste opere sono state fatte da Agnolo Gaddi, discepolo di Giotto e maestro nell’arte dell’affresco.

Le storie da lui narrate sono due: la vita di Maria e la storia della Cintola. Egli si rifà, per la narrazione, alla pala di Bernardo Daddi che aveva narrato la storia della Cintola in una serie di miniature sotto la sua tavola.

Queste storie, ci ha spiegato la guida, provengono dai vangeli apocrifi, sdoganati per arricchire le vicende dei santi e della Vergine stessa.

La costruzione della Cappella come la vediamo oggi è da rifarsi a circa duecento anni dopo il suo arrivo nella città, verosimilmente per evitare che altri ne tentassero il furto.

La parete che venne buttata giù recava ella stessa un affresco abbastanza elaborato (del quale ora rimangono poche tracce nella parete accanto alla Cappella) recante la storia di come Musciattino avesse tentato, e fallito, nel tentativo di rubare la Cintola. Questa serie di affreschi vennero coperti con l’avvento della Cappella, poiché ritenuti troppo cruenti.

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La cancellata che separa la Cintola dai fedeli è del Quattrocento ad opera di Maso di Bartolomeo. Curiosi i dettagli delle fibbie che tengono (idealmente) insieme i vari pezzi della cancellata.

Sono un chiaro riferimento alla Cintola della Madonna, custodita da secoli e mai dimenticata.

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Madonna della Cintola – Filippo Lippi

Link utili:

Palazzo Pretorio

Musei Diocesani di Prato

ArteMìa – Prato (la nostra guida all’interno della Cappella della Cintola)

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