The Mind of the Traveler – Eric J. Leed

Alla base del viaggio vi è spesso un desiderio di mutamento esistenziale. Viaggiare è espiazione di una colpa, iniziazione, accrescimento culturale, esperienza: “La radice indoeuropea della paola esperienza è perche è stato interpretato come tentare, mettere alla prova, rischiare, connotazioni che persistono nella paola pericolo. Le più antiche connotazioni di prova di per compaiono nei termini latini per l’esperienza: experior, experimentum. Questa concezione dell’esperienza come cimento, come passaggio attraverso una forma di azione che misura e dimensioni e la natura vere della persona o dell’oggetto che l’intraprende, descrive anche la concezione più antica degli effetti del viaggio sul viaggiatore. Molti dei significati secondari di per si riferiscono esplicitamente al moto: attraversare uno spazio, raggiungere una meta, andare fuori. L’implicazione del rischio presente in pericolo è evidente negli affini gotici di per (nei quali la P diventa F): ferm (fare), fare (andare), fear (temere), ferry (traghettare). Una delle parole tedesche che significano esperienzaErfahrung, viene dal tedesco antico irfaran: viaggiareuscire, traversare vagare. L’idea profondamente radicata che il viaggio sia un’esperienza che mette alla prova e perfezione il carattere del viaggiatore risulta chiara nell’aggettivo tedesco bewandert, che oggi significa sagace, esperto versato, ma che originariamente (nei testi del XV secolo) qualificava semplicemente chi aveva viaggiato molto.

 

TITOLO: La Mente del Viaggiatore515Z7yGtwTL._SX325_BO1,204,203,200_

AUTORE: Eric J. Leed

 

TRADUTTORE: J. Mannucci

EDITORE: Il Mulino

PAGINE: 386

COSTO: 14,00€

 

 

 

 

 

Perché il viaggio agisce come una forza che muta il corso della storia? Come può una semplice transizione spaziale influenzare gli individui, plasmare i gruppi sociali e modificare profondamente quelle strutture di significato che chiamiamo cultura? Leed studia le alterazioni dell’identità personale e della civiltà indotte dal viaggio – il viaggio reale, ma anche quello metaforico che ci porta a chiamare “trapasso” la morte e “cammino” la vita -, cogliendo nell’esperienza della mobilità territoriale un modello di trasformazione culturale, temporale, psicologica. Thttavia, dai tempi delle perigliose prove di Gilgamesh e Ulisse al fidente “tutto compreso” del turismo di massa, il significato simbolico del viaggio è mutato radicalmente. Se nell’Antichità e nel Medioevo attraverso pericoli e cimenti si attingeva una purificazione interiore, con i grandi viaggi scientifici in epoca moderna viaggiare diventa fonte di libertà e di svelamento dell’io. Infine, nella società industriale, transitare da un luogo all’altro permette all’uomo di riconoscersi un’appartenenza nazionale e insieme un’identità personale.

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