Barbablù – Amélie Nothomb

L’ospite andò a prendere delle tazzine d’oro massiccio e le riempì di un impasto giallo. Saturnine rimase paralizzata dallo stupore.

– Il giallo opaco in quest’oro barocco è una tale bellezza! – disse infine.

Don Elemirio, per la prima volta, guardò la giovane con autentico interesse.

– Si emoziona davanti a queste cose? –

– Come potrebbe essere altrimenti? Rosso e oro, blu e oro, perfino verde e oro sono associazioni sublimi, ma classiche. Giallo e oro, nell’arte, non esiste. Perché? E’ il colore stesso della luce, modulato dal più opaco al più brillante –

pag. 22

– La servitù in questa casa è composta di soli uomini. Perché? –

– Non sopporto l’idea di una donna costretta ad assolvere un compito degradante. Da bambino quando vedevo una ragazza sfregare il pavimento, ne provavo vergogna. –

– E quando un uomo sfrega il pavimento non la disturba? –

– Ho sempre pensato che gli uomini fossero destinati al lavoro sporco. Se sono così esigente nei confronti delle donne, è perché da loro ci si può aspettare di più. –

pag. 34

– Lei si sbaglia sul mio conto. Sto male, quando mi accorgo che tante donne sono calamitate dalla mia orribile reputazione. Può spiegarmi questo comportamento femminile? –

– Nella maggior parte delle donne, esiste indubbiamente una forma di masochismo. Quante donne ho visto soccombere all’attrazione di ripugnanti pervertiti? In prigione, gli emuli di Landru ricevono pacchi di lettere da ammiratrici innamorate. Alcune arrivano addirittura a sposarli. Immagino che sia il lato oscuro della femminilità. –

pag. 35

– L’inventore dello champagne rosé ha ottenuto il contrario di quello che cercavano gli alchimisti: ha trasformato l’oro in granatina. –

pag. 38

– L’amore è una questione di fede. La fede è una questione di rischio. Non potevo eliminare quel rischio. E’ quello che Dio ha fatto nel Paradiso terrestre. Ha amato la sua creatura al punto da non eliminare il rischio. –

– Una logica aberrante. –

– No. La prova suprema della stima. L’amore presuppone la stima. –

– Dunque, lei si considera come Dio? –

– Amare è accettare di essere Dio. –

pag. 46

L’indomani, tornando dall’E’cole du Louvre, Saturnine trovò sul letto una scatola. All’interno una lunga gonna di velluto dorato e un biglietto: “In ricordo dello champagne di ieri sera. Spero che sia della sua misura.” Firmato: don Elemirio Nibal y Milcar.

Per un secondo, Saturnine si domandò se poteva accettarla. Fece piazza pulita di quel pensiero disumano: la stoffa sontuosa le ispirava un desiderio tale che non poterlo soddisfare l’avrebbe fatta piangere. Si spogliò.

Nell’armadio, prese un corpetto nero e se lo infilò, poi indossò la gonna trattenendo il respiro: le aderiva così perfettamente che ebbe la sensazione di un abbraccio amoroso. Stivaletti neri con i tacchi alti completarono l’insieme.

Il grande specchio incorniciato le rimandò un’immagine sorprendente. “Non ho mai indossato nulla di così elegante in vita mia” pensò.

pag. 50

– Ogni donna chiama un vestito particolare. Ci vuole un’attenzione suprema per sentirlo: bisogna ascoltare, guardare. Soprattutto non imporre i propri gusti. Per Eméline fu un abito color del giorno. Quel particolare della fiaba Pelle d’asino la ossessionava. Bisognava ancora stabilire di quale giorno si trattasse: un giorno parigino, un giorno cinese, e in quale stagione? Dispongo qui del Catalogo universale delle tinte, tassonomia stabilita nel 1867 dalla metafisica Amélie Casus Belli: una summa indispinsabile. Per Proserpine, fu un cilindro in pizzo di Calais. Sono diventato matto per conferire a quel materiale fragile la rigidità, ma anche la capacità di sotterfugio che implica questo cappello. Oso dire di esserci riuscito. Séverine, una sévrienne un po’ severa, aveva la delicatezza di un cristallo di Sèvres: ho creato per lei la cappa catalana, la cui stoffa aveva l’azzurro lieve e la cascata di fiori di quest’albero in primavera. Incarnadine era una ragazza di fuoco: quella creatura nervaliana meritava una giacca di fiamma, vera pirotecnìa d’organza. Quando la indossava, mi incendiava. Térébenthine aveva scritto una tesi sull’hevea. Ho fuso uno pneumatico per recuperarne il materiale duttile e realizzare una cintura-corsetto che le conferiva un portamente meraviglioso. Mélusine aveva gli occhi e la figura di un serpente: la completai con un tubino senta maniche, a collo alto, che scendeva fino alle caviglie. Stavo quasi per imparare a suonare il flauto per incantarla quando era vestita così. Albumine, per motivi che non credo di dover spiegare, fu la ragione che portò al concepimento di una camicia guscio d’uovo con il collo di meringa, il polistirolo espanso: una vera gorgiera. Sono per il ritorno della gorgiera spagnola, non c’è niente che doni di più. Quanto a Digitaline, una bellezza velenosa, ho inventato per lei il guanto misuratore. Lunghi guanti di taffetà color porpora che salivano oltre il gomito e che avevo graduato per illustrare l’adagio latino di Paracelso: “Dosis sola facit venenum”: solo la dose fa il veleno. Perché ride? –

pag. 52

Il colpo di fulmine a scoppio ritardato è la più gigantesca sfida della ragione. Don Elemirio si era invaghito di Saturnine quando l’aveva scoperta sensibile all’abbinamento del giallo con l’oro. L’irritazione della giovane era comprensibile: come si poteva amarla per questo? Per una volta lo spagnolo non c’entrava niente. Le casualità amorore sono bizzarre.

Sturnine raggiunse i suoi appartamenti e si sfilò la gonna. Fu allora che ne notò la fodera: don Elemirio aveva scelto una stoffa gialla di una raffinatezza senza pari. Si ricordò la sua frase sul giallo e l’oro e, assolutamente suo malgrado, un meccanismo si inceppò.

Si sedette sul letto e accarezzò la fodera. Una trance di lacerante sottigliezza si impadronì del suo spirito. Rivoltò la gonna in modo da restituire il maltolto a quel giallo. L’abito scuoiato mostrò le sue interiora sublimi. La dolcezza di quel tessuto esasperò le mani, poi le guance, della sbalordita ragazza.

pag. 60

– E’ l’illusione degli ignoranti credere che mescolare tre approssimazione darà l’ideale. Le miscele di colori alla fine producono sempre orribili intrugli. Niente è più divino della purezza di una tinta. Per lei, ho inventato l’ottantasettesimo giallo, quello della sua fodera. L’ho creato con quel procedimento matematico chiamato asintoto. Un colore è una curva, l’asintoto è la retta che le si avvicina di più. E’ così che nel mio campionario intomo ho fabbricato un giallo asintotico. Un giallo simile appartiene alla metafisica: è un miracolo che io sono riuscito a fissare. La screziatura dell’acetato si prestava alla materializzazione di questo giallo. –

pag. 69

TITOLO: Barbablù cop barbabl˘_Cop viaggio da Pietrob 7/2    4

AUTORE: Amélie Nothomb

TRADUTTORE: Monica Capuani

EDITORE: Voland 

PAGINE: 103 

COSTO: 14 €

Saturnine, giovane ragazza belga, cerca un alloggio a Parigi. Trova, per una cifra davvero modesta, un suntuoso appartamento da condividere con l’eccentrico proprietario, il Grande di Spagna don Elemirio Nibal y Milcar. Ma l’irriverente Saturnine non sa che otto donne prima di lei hanno abitato in quella magnifica casa, che hanno indossato abiti dai colori meravigliosi creati dalle mani di don Elemirio, e che di loro nessuno ha più notizie.

Un romanzo che rivendica il diritto ad avere dei segreti e che indaga i meccanismi dell’amore, il cannibalismo sentimentale e la doppiezza della natura umana. 

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