24 Giorni con “Il Mago di Oz” – Capitolo V° “Il Salvataggio del Boscaiolo di Latta”

Uno dei grossi alberi era stato intaccato, e vicino a quello, in piedi e con una scure levata nelle mani, c’era un uomo fatto interamente di latta. Aveva la testa, le braccia e le gambe giuntate al corpo, ma stava perfettamente immobile, come incapace del minimo gesto.

Dorothy lo guardò sbalordita, e così fece anche lo Spaventapasseri; dal canto suo, Toto si avventò abbaiando ad addentare una gamba di latta, facendosi male ai denti.

“Era tuo quel gemito?” chiese Dorothy.

“Sì” rispose l’uomo di latta; “proprio mio. E’ più di un anno che lancio gemiti, e fino a questo momento nessuno mi ha sentito né mi è venuto in soccorso”

“Che posso fare per te?” indagò la bambina con dolcezza, perché la nota triste nella voce dell’uomo l’aveva commossa.

“Trova un barattolo di olio e ungimi le giunture” rispose lui “Mi si sono talmente arrugginite che non posso più muovermi; basterebbe una lubrificatina e tornerei subito a posto. Troverai un barattoro di olio sopra uno scaffale nella mia capanna.”

Subito Dorothy corse alla capanna, dove trovò il barattolo, col quale tornò e chise, ansiosa,

“Dove sono le tue giunture?”

“Prima lubrificami il collo,” rispose il Boscaiolo di Latta. La bambina obbedì, e lo trovò così pieno di ruggine, che lo Spaventapasseri dovette afferrare la testa di latta e spostarla delicatamente da un lato all’altro fino a resistuirle il gioco, e allora l’uomo fu in grado di muoverla da solo.

“Adesso lubrificami le giunture delle braccia” disse quello. E Dorothy obbedì, e lo Spaventapasseri le piegò con attenzione, fino a liberarle del tutto dalla ruggine e a farle tornare come nuove.

Il Boscaiolo di Latta emise un sospiro soddisfatto e abbassò la scure contro l’albero.

“Che sollievo,” disse “Tenevo quella scuore a mezz’aria dal momento in cui mi sono arrugginito, non mi sembra vero di posarla, finalmente. Adesso se mi volete lubrificare le giunture delle gambe, tornerò definitivamente a posto.”

Così gli oliarono le gambe fino a metterlo in condizione di muoverle liberamente, e lui li ringraziò più volte per averlo liberato; sembrava una creatura molto gentile, e piena di riconoscenza.

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