Christopher Moore – Fool

Lear si era fatto rosso in volto, adesso, e tremava di rabbia quasi avesse una paralisi. “Parla chiaramente, figlia. Inganna queste vecchie orecchie”.

Goneril andò da lui e gli prese una mano. “Sì, padre, siete anziano. Molto anziano. Veramente, straordinariamente, sbalorditivamente…” si voltò verso di me per avere un’imbeccata.

“Fottutamente” suggerii.

“…fottutamente anziano” disse la duchessa. “Siete debolmente, incontinentemente, essiccatamente anziano, tanto da puzzare di cavolo bollito, da avere il cervello putrefatto e le palle che ormai strisciano a terra…”.

“Ho capito, sono fottutamente vecchio!” dichiarò Lear.

“E su questo siamo d’accordo” confermai.

“E mentre in quest’età di rimbambimento dovreste essere rispettato per la vostra saggezza e per la vostra grazia, pisciate sulla vostra eredità e sulla vostra reputazione mantenendo questo seguito di ruffiani. Sono troppi per voi”.

“Sono uomini a me leali, e tu hai acconsentito a mantenerli”.

“E lo farò. Darò loro uno stipendio, ma cinquanta resteranno qui ad Albany, al mio comando e ai miei ordini. Si sistemeranno negli alloggi dei soldati, e non correranno per la corte come predoni”.

“Per tutti i demoni dell’oscurità!” imprecò Lear. “Io lo proibisco! Curan, fai sellare i miei cavalli e raduna il mio seguito. Ho un’altra figlia.”

“Andate da lei, allora” disse Goneril. “Voi picchiate la mia gente, e la vostra marmaglia rissosa tratta da servo chi le è superiore. Andate, ma metà dei vostri uomini rimarranno qui”.

“Preparate i miei cavalli!” ripeté il re. Curan uscì di corsa dal salone, seguito dagli altri cavalieri. Passarono accanto ad Albany, che entrava in quel momento. Aveva l’aria alquanto confusa.

“Perché tanta urgenza?” chiese.

“Sapevate che quest’arpia intende privarmi del mio seguito?”.

“E’ la prima volta che lo sento. Vi prego, sire, abbiate pazienza. Mia signora?” fece, rivolto a Goneril.

“Non lo stiamo privando dei suoi cavalieri. Mi sono offerta di mantenerli e di ospitarli qui al castello, insieme ai nostri soldati, mentre lui si reca da mia sorella. Tratteremo i suoi uomini alla stregua dei nostri: con disciplina, come si addice a dei soldati. E non come fossero ospiti che si danno a piaceri e gozzoviglie. Da questo momento non sono più al comando del vecchio”.

Albany si voltò di nuovo verso Lear e scrollò le spalle.

“Mente!” esclamò il re, dimenando un dito sotto il naso della figlia. “Tu vipera odiosa. Tu, demone ingrato. Tu, orribile…ehm…”.

“Meretrice!” suggerii. “Pietosa tiracazzi. Bisbetica vanitosa. Lecca-scroto di cane dall’alito mefitico. Continuate voi, Albany, non posso andare avanti all’infinito, per quanto sia ispirato. Di certo avrete anni di rancore da sfogare…”.

“Taci, Matto” mi intimò Lear.

“Chiedo scusa, sire. Temevo avreste preso il vostro slancio”.

“Come posso avere preferito questa scellerata alla mia dolce Cordelia?”.

“Certamente questa domando doveva essersi smarrita nei boschi come me, visto che soltanto adesso vi è venuta in mente. Dobbiamo prepararci all’impattò che avrà questa nuova consapevolezza? La consapevolezza di aver ceduto il vostro regno ai frutti più bugiardi dei vostri lombi?”. Chi l’avrebbe detto? Aveva provato maggiore compassione per il vecchio prima che si rendesse conto della follia commessa. Adesso…

Lear alzògli occhi al cielo – al soffitto, in effetti – e cominciò a invocare divinità d’ogni genere e appartenenza.

“Ascolta, Natura, ascolta!

Versa la sterilità nel suo ventre, dissecca in lei

gli organi della generazione, e dal suo corpo degradato

mai non venga un bimbo a onorarla!

Se deve generare, fa’ che suo figlio

sia fatto di bile, sì che viva

solo per esserle tormento crudele

e snaturato! Stampi rughe sulla sua

giovane fronte, scavi con le lacrime

canali nelle sue guance, e tutte le sue pene

e gioie di madre le volga in riso

e disprezzo, sì che senta

quant’è più aspro del dente del serpente

avere un figlio ingrato!”.

(pag. 145)

fool

TITOLO: Fool

AUTORE: Christopher Moore

TRADUTTORE: Chiara Brovelli

EDITORE: Elliot

PAGINE: 333

COSTO: 18,50

Lear ha deciso di dividere il suo regno tra le figlie. Assegnerà la fetta più sostanziosa a colei che più delle altre gli dimostrerà il suo amore. Goneril e Regan sono più che pronte a blandire e adulare spudoratamente l’anziano paparino; ma Cordelia, la terzogenita nonché prediletta del genitore, non vuole abbassarsi a compiere un atto tanto eccessivo e falso. Risultato, viene data in sposa senza dote al “fottuto principe di Francia”. Lear impazzisce, mentre le sue care figliole cornificano i rispettivi mariti e tramano per accaparrarsi l’intero regno di Britannia. Un solo uomo può riportare un po’ d’ordine nel caos: è Taschino, il fool o Buffone del re. Arguto, piccolo e agile come una scimmia e dotato di un sarcasmo tagliente – talvolta rafforzato dalle lame dei pugnali che sa lanciare con grande abilità – con l’aiuto di un apprendista idiota tenterà di porre rimedio alle follie del vecchio re, avvalendosi del consiglio di uno spettro («C’è sempre un dannato spettro!») e delle pozioni di tre orribili streghe (giunte direttamente dal Macbeth). E, chissà, forse riuscirà persino a riportare in patria l’amata Cordelia, che da sempre ha ammaliato il suo cuore. Un re folle, le sue figlie scapestrate, spettri che parlano in rima e un castello pieno di intrighi bollenti: Fool, il nuovo romanzo di Christopher Moore, prende spunto da una delle più grandi tragedie di Shakespeare per creare una black-comedy piena di “sesso, omicidi, sculacciate, mutilazioni e tradimenti gratuiti, volgarità e profanità portate a livelli finora inesplorati, oltre a una sintassi non convenzionale e a qualche sporadico atto di masturbazione!”.

Trama presa dal sito della Elliot Edizioni

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