Memorie dal passato – Parte 1

Ore 16.40 di venerdì 24.

Sono a casa dei miei nonni che aspetto la “chiamata” delle amiche per fare quattro passi in centro con Kiro. Nonna è in soggiorno a guardare un talk show, nonno in cucina mangia un gelato. Lo raggiungo e mi siedo davanti a lui dall’altro lato del tavolo. Inizia lui a parlare, dice che l’Estra organizza dei corsi, che qualche ragazzo è stato anche assunto. Cominciamo a parlare delle bollette, di tutti i soldi che guadagnano i dirigenti dell’Enel. Poi, non so né come né perché lui mi fa partecipe di un frammento di memoria “Mi ricordo di quando ero bambino e andavo in bicicletta” comincia “certe volte prendevamo dei colpi contro i binari del tram!” io lo guardo con tanto d’occhi “Ma come, il trame? A Prato non c’è il tram” lui annuisce sorridendo “Tram con i cavalli, a quei tempi non c’erano i fili della corrente”. Io appoggio il mento sul palmo della mano. Nonno riprende a parlare “Ricordo anche che per il giorno dei morti la gente prendeva le carrozze per andare ai cimiteri” e aggiunge “Non erano molto grandi, ma c’entravamo comunque in sette o otto, con tutti i fiori e le signore con le borse piene di ceri per i loro morti” ridiamo insieme “Le macchine private a quei tempi erano pochissime” puntualizza. Continuiamo a parlare ancora un po’, mi racconta di quando costruirono la strada dove abita ora “All’epoca era sterrata” mi informa “Ci fecero il chilometro lanciato, visto che è in salita, o discesa, dipende da come la guardi, ci facevano le corse anche in bici”. Dopo mi racconta un’ultima cosa “Giù alle case Fanfani (alla fine del “km lanciato” per intenderci) viveva la zia Rina, che ruppe così tanto le palle al Sindaco che alla fine riuscì ad avere il permesso per aprire un chiostro di bevande la dove ora c’è la casa del contadino (che è pure diroccata)” rido perché oggettivamente sentire mio nonno dire le parolacce è cosa rara “Poi però al posto di starci lei, che non era molto giovane, ci mise un paio di ragazze allegre. Era perfetto, c’era il Rio Buti che scorreva, il ponticino per andare al chiostro, l’ombrellone e le sedie. E le ragazze allegre, giovani e bellocce” puntualizza ridacchiando “Però alle signore benpensanti, che non abitavano li ma che di li ci passavano, non erano d’accordo e dai più che meno le fecero togliere la licenza” sospiriamo tutti e due.

Lastra fotografica Piazza Duomo (a. 1900?)
Autore: Meucci Martino fotografo

Poi il telefono squilla, è ora di andare. Un bacio ai nonni, metto il guinzaglio al cane e scappo fuori.

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