Sabotaggio d’Amore – Amélie Nothomb (2 – fine)

La mia amata si fermò dov’era.

– Niente da fare, allora. Non posso uscire fuori San Li Tun.

– Ah sì? – feci io facendo finta di niente, senza poter credere ancora a quel salvataggio all’ultimo secondo.

– La mamma me l’ha proibito. Dice che i Cinesi sono pericolosi.

Mi trattenni dall’esclamare “Viva il razzismo!” ma mi limitai alla conclusione d’obbligo:

– Peccato. Se avessi visto com’è bello il mio segreto!

In punto di morte Mallarmé aveva detto la stessa cosa.

Elena scrollò le spalle e se ne andò a passo lento.

Devo ammetterlo: da quel giorno conservo una riconoscenza sconfinata e inesauribile per il comunismo cinese.

(pag. 63)

Sabotaggio-damore

Fino a quattordici anni, ho diviso l’umanità in tre categorie: donne, bambine e ridicoli.

[…]

Le donne erano persone indispensabili. Preparavano da mangiare, vestivano i figli, insegnavano loro ad allacciarsi le scarpe, pulivano, fabbricavano bambini con la pancia, indossavano vestiti interessanti.

I ridicoli non servivano a niente. La mattina i ridicoli grandi andavano in “ufficio”, che era una scuola per adulti, cioè un posto inutile. La sera vedevano gli amici, attività poco onorevole di cui ho parlato sopra.

In realtà i ridicoli adulti erano rimasti molto simili ai ridicoli bambini, con una differenza non trascurabile: loro avevano perso il bene dell’infanzia. Ma le loro funzioni non cambiavano granché, e il loro fisico nemmeno.

In compenso c’era un’enorme differenza fra le donne e le bambine. Innanzitutto non erano dello stesso sesso, bastava guardarle per rendersene conto. E poi il loro ruolo cambiava moltissimo in base all’età: passavano dall’inutilità dell’infanzia all’utilità primordiale delle donne, mentre i ridicoli rimanevano inutili tutta la vita.

I soli ridicoli adulti che servivano a qualcosa erano quelli che imitavano le donne: i cuochi, i commessi, gli insegnanti, i medici e gli operai.

(pag. 68-69)

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