Zadig ovvero Il Destino – Voltaire

Cap II (pagina 14)

IL NASO

Un giorno Azora rincasò da una passeggiata irritatissima, gettando alte grida.

– Cos’hai,- gli chiese Zadig – mica cara sposa? Chi t’ha messa così fuori di te? –

– Ahimé,- disse lei – saresti sdegnato come me, avessi visto lo spettacolo al quale ho assistito. Sono andata a consolare la vedovella Cosru, che da due giorni ha innalzato al suo giovane sposo una tomba accanto al ruscello che costeggia questa prateria. Nel suo dolore ha fatto voto agli dèi di abitare presso la tomba fin che l’acqua del ruscello scorrerà lì accanto.-

– Ecco una donna degna di stima,- disse Zadig, – e che davvero amava suo marito!-

– Ah!- ripigliò Azora, – sapessi cosa stava facendo quando l’andai a trovare!-

-E che dunque faceva, bella Azora?-

– Faceva deviare il ruscello.-

Azora straripò in così lunghe invettive, scoppiò in così violenti rimproveri contro la vedovella, che tanto fasto di virtù non piacque punto a Zadig. Egli aveva un amico, detto Cador, uno di quei giovanotti appunto ai quali sua moglie attribuiva maggior merito e probità che agli altri; lo mise a parte del suo disegno, e con un regalo considerevole cercò di accaparrarsi la sua fedeltà. Dopo due giorni trascorsi in campagna presso un’amica, il terzo giorno Azora tornò a casa. I servi in lagrime le annunciarono che suo marito era morto la notte stessa, che non avevano osato portarle la funesta notizia e che avevano appena sepolto Zadig nella tomba dei suoi padri, in fondo al giardino. Azora pianse, si strappò i capelli e giurò di morire. La sera Cador chiese di parlarle, e piansero tutt’e due. Il giorno dopo piansero meno e pranzarono insieme. Cador le confidò che l’amico gli aveva legato la maggior parte dei suoi beni, e le fce intendere che avrebbe posto la sua felicità nel dividerli con lei. La donna pianse, si corrucciò, s’ammansì; la cena fu più lunga del pranzo; si parlarono con maggior confidenza: Azora fece l’elogio al defunto, ammettendo tuttavia che aveva dei difetti di cui Cador andava immune.

Durante la cena Cador si lagnò di un violento mal di milza; la donna, allarmata e premurosa, fece recar le essenze con le quali si profumava, per tentare se non ce ne fosse una efficace contro il mal di milza; si rammaricò che il grande Ermes non fosse più a Babilonia; e perfino si degnò di toccare il posto dove Cador sentiva così violento dolore.

– Vai soggetto a questo male crudele? – gli chiese con gran compassione.

– A volte mi porta sull’orlo della tomba,- replicò Cador, – e non c’è che un rimedio efficace: applicare sul fianco il naso d’un uomo morto il giorno prima.-

– Guarda che strano rimedio- fece Azora.

– Non più strano – osservò Cador – dei sacchetti del signor Arnou contro l’apoplessia.-

Tale ragione, unita all’estremo valore del giovane, decise alfine la donna. “Dopo tutto” pensò “Quando mio marito passerà dal mondo di ieri nel mondo di domani sul punto Tcninavar, l’angelo Asraele gli negherà forse il transito per via del naso un po’ più corto nella seconda che nella prima vita?”. Prese dunque il rasoio; andò alla tomba di suo marito, la bagnò di lagrime e s’accostò per tagliare il naso a Zadig steso nella tomba. Zadig s’alza tenendosi il naso con una mano e fermando il rasoio con l’altra:

– Signora – le disse – non inveire più contro la vedova Cosru; l’idea di tagliarmi il naso vale almeno quanto quella di deviare un ruscello.-

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TITOLO: Zadig ovvero il Destino – storia orientale

AUTORE: Voltaire

TRADUTTORE: Piero Bianconi

EDITORE: Biblioteca Universale Rizzoli anno 1951

PAGINE: 80

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