Sfogo – Lesson number 1

E poi una mattina ti rendi conto di quanto la vita si un gioco.

Guardi le persone che ami soffrire, e ti chiedi perché non ti è concesso un “aiuto” per salvarle. Una specie di “vita bonus” da donare per far cessare il dolore, per rimetterle in piedi.

Hai vent’anni ma ti senti un poppante. Il senso di impotenza ti schiaccia fino a farti sentire meno di niente. Piangi senza capire bene se lo fai per loro o per te stesso.

Poi subentra l’egoismo “Non voglio che muoia”, come se fosse una cosa che dipendesse da te. Invece no, non dipende da te. Dipende dal gioco, dalla trama, se ve ne è una, oppure dalle mosse che hanno fatto durante il loro viaggio.

Poi te ne vai, sali le scale, accendi il pc e ti metti a scrivere perché pensi che così ti sentirai meglio. Pensi che ti aiuterà ad isolarti, a non pensarci.

Ma la mente è una puttana bastarda che non ti lascia in pace e tu piangi sulla tastiera maledicendo tutto e tutti.

Accendi il ventilatore, forse il fresco ti aiuterà a distrarti. Invece no.

Neanche la gatta sui tuoi piedi ti tranquillizza, anzi la mandi via incazzata perché ci sono 40° all’ombra e lei ti fa caldo…

…tutto e tutti potrebbero farti caldo in questo momento.

Odio questa situazione.

E comunque no, non voglio che muoia. Non così, non soffrendo.

Ti voglio bene nonna.

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