Tu chiamalo se vuoi… geco!

Abbiamo adottato un geco. Da ieri sera se ne sta tranquillo e beato sulle pareti del nostro tinello. La gatta lo sta puntando in modo ossessivo, miagola perché (fortunatamente) non riesce  a raggiungerlo. Il geco è stato battezzato dalla sottoscritta con il nome di Sfigato, i motivi sono due: primo perché non ha la coda e secondo perché per beccare l’unico appartamento della scala con una gatta, devi essere proprio sfigato. Ho anche fatto una foto a Sfigato, così me lo ricorderò quando finalmente lui riuscirà a capire da che parte è l’uscita.

Sfigato!

Eccolo qua, il nostro amico in tutto il suo verdognolo splendore. Sta li da stamattina, ieri sera era dall’altra parte della stanza. Gli ho aperto la finestra ma niente, lui sta li. Evidentemente gli piace farsi osservare insistentemente dalla gatta che sembra pensare “Cadi cadi cadi!!!”.

Parlando di cose serie, ieri c’è stata la “nonna Odissea”. Nel senso che stava talmente male da non lasciarci altra scelta se non quella del ricovero. La parte più difficile è stato il convincerla. Adesso sta meglio, è stabile, domani forse la rimandano a casa. Oggi sono andata a trovarla e lei mi ha detto “Eh ma io lo sapevo che non avevo niente” e io ho avuto il forte impulso di mandare a fanculo. Per inciso, ieri mattina parlava e apriva gli occhi a stento, oggi invece ride e scherza sul bordo del letto. Ogni volta mi fa incazzare e devo far ricorso a tutto il mio autocontrollo. Fortuna che c’era mio padre, lui si che non ha pazienza, ma almeno lui è suo figlio e certe cose può permettersi di dirgliele (anche perché è il cocco di mamma!). Speriamo che questo infelice capitolo si sia chiuso, non ci resta che aspettare domani per saperlo con certezza.

Nel frattempo ho scoperto di essere fra i 10 ragazzi selezionati per fare il servizio civile (uno dei tanti) nella mia città. Fin qui tutto bene, stipendio sicuro per un’anno. Il problema è che solo ieri sono venuta a conoscenza del fatto che mi serviva un certificato medico (la mia domanda è stata “ma non potevano dirmelo al colloquio?!”), il mio dottore non s’è fatto né vedere né sentire e oggi la segretaria mi ha detto che devo chiamare domattina per prendere accordo col dottore. Spero che mi faccia andare li e mi rilasci sto benedetto certificato, perché perdere un lavoro per colpa di un pezzo di carta mi farebbe girare abbastanza le balls.

Sempre nel frattempo, io e Giuggiola stiamo imparando a conoscerci ed entrambe abbiamo capito che ci piace tanto fare fotografie alla micia, infatti le stiamo rompendo l’anima. Credo sia dovuto anche al fatto che è un settimana (quasi) che non esco, con eccezione di sabato pomeriggio, quando mi sono presa il pomeriggio e la serata libere. Pomeriggio soleggiato passato a fare quattro chiacchere con l’amica di sempre, c’è scappato anche qualche scatto idiota (come sempre). Ci ha colpite l’enorme stand della Barilla ne mezzo della Piazza del Duomo, però ci siamo dette che se non c’era Banderas non valeva la pena andarci, così abbiamo tirato dritto fino alla chiccheria dove ho dato sfogo alla mia bimbaggine (chicchi chicchi chicchi!!!!). Per il resto non è successo niente di importante, ma proprio niente… ad eccezione di mia madre che domenica mattina mi ha svegliata dicendomi “Ehi ma te non hai sentito nulla?! Io il terremoto l’ho sentito!”… io no, mi spiace, dormivo così bene che non ho sentito una ceppa nulla. In compenso mio padre ha sentito tutto (era ad Ostellato) ma ha candidamente detto “Ho sentito la scossa, mi sono svegliato, sono andato in bagno e sono tornato a letto”. Seriamente, oltre a questi piccoli accadimenti non è accaduto niente… quindi adesso vi lascio un paio di foto della miciona e vi saluto tutti.

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2 pensieri su “Tu chiamalo se vuoi… geco!

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