Metti un week-end a Torino…

Salve popolo!

Ebbene si, non sono un fantasma, sono proprio io. Ammetto che mi siete mancati e spero che (almeno un poco) la cosa sia reciproca. Vorrei abbracciarvi tutti ma sarebbe una spesa troppo grande e dopo quelle che ho affrontato nell’ultima settimana dire che non è un’ottima idea. Dunque dunque dunque… confesso di essere stata molto assente negli ultimi tempi e mi dispiace, ma la primavera (se così vogliamo chiamarla) sveglia gli orsi e manda in letargo me, perché io sono un animale da freddo e divento più produttiva quando non c’è il sole e le giornate sono lente, sono fatta al contrario. Detto questo, sto cercando di preparare due esami (28 e 29/05) e mi consola solo il fatto che sono scritti e che quindi posso cavarmela egregiamente. Chiudendo il capitolo università (non ho poi così tanta voglia di parlarne) apriamo quello del “So cosa hai fatto la settimana scorsa”.

Giuggiola
Giuggiola

Alors, giusto una settimana fa mi è arrivata a casa la mia Giuggiola, ovvero la mia Canon EOS 1100D nuova di pacca con tanto di obiettivo luuuuuuuungo. La tanto sudata “macchinetta” è arrivata proprio nel momento giusto, visto che venerdì sono partita alla volta di Torino (tanto amore). Torino in questo periodo è stato sinonimo di Salone Internazionale del Libro, ed è difatti li che ero diretta. Ora, dovete sapere o giuvini che vagate in queste pagine, che io sono follemente innamorata di Torino, ci andrei a vivere anche domani se solo avessi un po’ di spiccioli (e magari anche un lavoro). Detto ciò, adesso vi farò il resoconto del mio fine settimana torinese, come ho promesso domenica a Christian, che è una settimana che mi tartassa perché io scriva qualcosa qui (ammetto che la cosa fa piacere).

La Mole
La Mole

Ebbene, comincerei subito col venerdì, il giorno dell’arrivo. Dopo un viaggio in auto, ci vuole una cena, e dove vai a cena di venerdì, a Torino, quando i locali sono aperti? Ovviamente al kebab! E cosa fai prima? Vai a fare un piccolo, doveroso, saluto alla Mole Antonelliana, nella quale c’è il mega-stra-super-stupendo Museo del Cinema. Non per fare la romantica, ma è in questo luogo che io ho deciso che avrei fatto il DAMS ed è sempre li che mi sono definitivamente appassionata al cinema e alla fotografia. Andiamo avanti con la serata e (dopo il kebab), ci stava una passeggiata sotto i portici, verso Piazza Castello, a fare quattro scatti al Palazzo di notte, con i ciclisti che cercando di investirti solo per dire “Buonasera” e fare l’occhiolino (era pure carino!), di quelle cose che da un lato ti fanno pensare “Peccato che c’è mamma…” e dall’altra di fanno dire “Ma tu guarda stò cretino…”. Soprassediamo che è meglio! Andiamo avanti finché non arriviamo ad esplorare piccole vie del centro alla ricerca del Duomo (per inciso, è dietro, ma proprio dietro, al Palazzo). Musica, birra, bei ragazzi, e poi uno non si deve innamorare di Torino!

Palazzo Reale
Palazzo Reale

Vabbé lasciamo perdere e arriviamo a sabato mattina. Sabato, giorno di Salone, giorno di camminate in lungo e largo alla ricerca di volti, libri ed emozioni. Io di emozioni, purtroppo, ne ho provate poche, colpa anche del ciclo che si era palesato il giorno prima (ero distrutta fisicamente), ma è “il bello di essere donna”. Volevo vedere Saviano, ma tanto per cambiare lui, quando ci sono io, non si fa vedere. Lui arriva sempre la domenica oppure il sabato c’è ma non lo vedi perché era in giro proprio quando tu eri a vedere la Dandini. L’anno prossimo ci vado anche di domenica, voglio vedere se mi fa scherzi anche l’anno prossimo. Ho accennato alla Dandini, ebbene si, sono andata a vedere la presentazione del suo ultimo libro “Grazie per quella volta” e mi sono fatta delle grasse risate, perché fra lei e Nesi (mio concittadino) non si può non ridere. La cosa bella è che mentre loro parlavano del libro, mi sono sentita meno sola perché alcune delle cose che mettono “tristeza” alla Dandini la mettono pure a me, e fino ad ora pensavo di essere la sola.

Non ho comprato subito il suo libro, lo farò con calma, ero già troppo carica di cose, e il mio borsellino non avrebbe retto. Si perché io sono una cretina, per tutta la mattina non compro niente, poi arrivo a mezz’ora dal rientro in albergo e comincio a comprare, come se fossi in preda ad una crisi di panico. Inizio a sfogliare libri su libri anche se già so che alla fine potrò prenderne solo pochi. Ed è così che, passando davanti alla Newton Compton mi sono imbattuta nel faccione dei Robert Downey Jr sulla copertina di Sherlock Holmes e mi sono detta “Mio! Mio! Mio! Così rendo a zia i suoi”. Ora, non pensate che io mi sia appassionata a Sherlock Holmes dopo i film, io avevo già letto molte delle avventure e già lo amavo. Così sono entrata nello stand e ho fatto indigestione, in breve ho speso 22 euro solo in libri su Sherlock Holmes. Poi, quasi per caso, ci siamo imbattuti nella casa editrice ScritturaPura e li ho comprato il libro di uno scrittore (geniale) danese, Simon Fruelund, il libro si intitola “Crepuscolo Civile” e in breve è la descrizione di un quartiere, precisamente delle varie case. Brevi stralci, lunghi come poesie ma scritti in prosa, uno per ogni numero civico, che raccontano la vita di questo quartiere.

Così, alla fine, siamo uscite dal Salone cariche come muli e stanche morte. Siamo state in camera un’ora a leggere quello che avevamo comprato, a fare la doccia e a chiaccherare, parlando di quanto sarebbe bello poter prendere un caffè con Saviano (chiodo fisso, lo so) o di quanto è bella la Basilica di Superga la notte, tutta illuminata. Alla fine, finalmente, a cena al Porto di Savona, per chi non lo conosce DOVETE andarci assolutamente, se restate almeno una sera a Torino! E se è la prima volta che andate, DOVETE ordinare il fritto tipico torinese (piccolo, perché quello grande va prenotato almeno un giorno prima). A mio avviso, il principio che sta alla base di questo fritto è che “Fritta è buona anche una ciabatta”, altrimenti non si spiega la mela fritta e gli amaretti fritti, che accompagnano nel piatto la carne.

Il ristorante si trova in Piazza Vittorio Veneto, e da li, se avete la fortuna di capitare in una bella giornata e, quindi, di cenare fuori, potete ammirare parte della vita notturna della città e la Grande Madre tutta illuminata. Per la cronaca, è consigliatissimo (a chi piacere bere, soprattutto) una passeggiata lungo i murazzi e costeggiano il Po, sono pieni di bar, dovete solo far attenzione a dire “no grazie” a tipi poco raccomandabili, ma non credo ci sia bisogno di dirlo. A malincuore devo giungere all’ultimo giorno della gita, la domenica. Pioveva ed era pieno di juventini. Anche io tifo Juve e vedere tutto quel bianco e nero mi ha fatto sorridere molto, ma la pioggia non ci voleva. Si perché la domenica è solitamente giornata di passeggio nel centro, di shopping occasionale, la pioggia ha guastato tutto. Ma noi non ci siamo arrese e siamo comunque andate a strusciare i piedi sulle palle del toro in piazza San Carlo (ormai è tradizione). Nel tragitto mi sono fermata in una pasticceria specializzata nei macarons, il mio dolce preferito (di origini francesi, ovviamente). Ho preso sette pasticcini uno più buono dell’altro e, da domenica, me ne sono già pappati tre.

Ecco, adesso che ho fatto il resoconto della mia gita torinese, direi che ho finito per oggi e che posso congedarmi da voi con un abbraccio, un bacio e un gianduiotto che voi non mangerete ma che io mi sto gustando in tutto il suo gianduittoso sapore.

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