Il mio bis-nonno ci credeva

Domani è la giornata della memoria. Oggi quindi voglio parlare di memorie che non sono mie, le prendo in prestito da un bis-nonno che purtroppo non ho conosciuto. Però mi sarebbe piaciuto, veramente. Tutti coloro che l’hanno conosciuto, parenti e non, mi dicono che era una bravissima persona, sempre pronta a dare, una persona allegra. Il fatto che fosse un ex soldato del fascio non oscurava la sua fama di brava persona. Perché lui ci credeva. Non era stato arruolato a forza, lui si era arruolato perché credeva nel fascismo, in quel fascismo pre-leggi razziali. Lui ci credeva e per questo, appena la guerra è iniziata, è andato in Abissinia. C’è rimasto fino alla fine della guerra, finché gli americani non gli hanno rimandati a casa. Non ricordo molto bene come sono andate le cose ma ci sono degli episodi, da lui raccontati al ritorno, anche divertenti. In casa è ormai famosa la storia delle scarpe. Un giorno mio nonno, con dei commilitoni, entrò in una cittadina abissina. Non credo ci sia bisogno di dire quanto erano malconci i soldati dell’esercito italiano di allora (vedi le scarpe di carta in Russia). Per quest motivo quando arrivarono davanti ad una moschea rimasero a bocca aperta nel vedere tutte quelle scarpe messe davanti all’ingresso. Non ci pensarono su e le presero “si però” diceva il nonno “gli abbiamo lasciato le nostre!”. Poi c’è stata quella volta in cui gli americani volevano costringerlo a mettere le bombe sopra gli aerei che avrebbero poi bombardato l’Italia. Mio nonno si rifiutò e gli mostrò una foto della bis-nonna con in braccio mia nonna da bambina, dicendogli poi che quando era partito sua moglie era nuovamente incinta e che non aveva mai visto il figlio (che poi in realtà è un’altra figlia). Un’altra motivazione che mio nonno addusse fu l’amor patrio. Fu così, se non ricordo male, che entrò nelle simpatie di quegli americani, che lo misero a lavorare nelle cucine. Ancora un altro episodio riguarda il suo arrivo in Italia. Era salito, non ricordo dove, su un autobus diretto a Firenze. Quando però arrivarono a Napoli l’autista disse che avrebbe fatto una deviazione (se non ricordo male), così mio nonno decise di scendere. Ebbe quello che si può dire un gran colpo di culo, perché poco dopo l’autobus saltò in aria su una mina. Quando tornò a casa, la guerra era finita e i fascisti venivano rastrellati. Mio nonno fu incarcerato in attesa che qualcuno andasse a testimoniare contro di lui. Nessuno lo fece, perché mio nonno  non aveva (in quella città o in Italia in generale) fatto male a nessuno, non aveva picchiato, perseguitato, ucciso nessuno.

Questa è la mia memoria rubata di una persona che, in torto o a ragione, credeva in quello che faceva. Ci saranno sicuramente delle inesattezze, ma la sostanza non cambia. Mio nonno credeva nella patria Italia e nel Fascismo, io personalmente la vedo solo come l’ennesima forma di dittatura. Probabilmente anche lui, dopo la guerra, aveva cambiato idea. Purtroppo questo non lo saprò mai, visto che è morto sei anni prima che io nascessi. Però è un peccato, conosco così poche persone che credono in qualcosa. Veramente.

p.s. se volete scrivere un commento contro i fascisti/il fascio/Mussolini o cose del genere, sappiate che cancellerò tutti i commenti volgari e irrispettosi. Dopo però vi manderò un messaggio per chiarire il perché. Io sono una persona civile. Io.

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5 pensieri su “Il mio bis-nonno ci credeva

  1. le storie/avventure connesse alla guerra sanno essere molto tragiche ma è inutile nascondere che fanno anche sorridere!!… sono molto, molto, affascinanti.. anche io avrei voluto conoscere, magari parlando con qualcuno che la guerra l’ha vissuta in prima persona, dettagli, retroscena, racconti eccetera… mio nonno era piccolo al tempo del fascismo, e ammette che esercitava un gran fascino ed emozione sulle folle (e anche su di lui)…parla di parate mai viste, punti di aggregazione e ritrovo, sfilate in pimpa magna di soldati per le città…però comunque era piccolo, non ricorda molto…
    peccato!

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  2. mia nonna mi racconta di quando da bambine andavano alle adunate dei Figli della Lupa… lei che era bambina si divertiva moltissimo… ogni tanto la sento che canticchia ancora “faccetta nera”… lei non è fascista e non è una fanatica… però cantare quelle canzoni l’aiuta a ricordare la sua infanzia

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  3. Il tuo bisnonno era un illuso. Cercava un ordine superiore ma si è imbattuto in personaggi assai inferiori. La sua disciplina non si è poi conciliata con gli ordini dei suoi superiori. “Sparate a qualsiasi cosa che si muove” questo era l’ordine. Se poi la “cosa ” era una donna con in braccio un fagottino appena nato, non importava. Noi siamo l’ordine e la civiltà!!! Ci sono stati ragazzi che si sono sparati nelle mani per non ubbidire a quegli ordini e tornare a casa, alcuni sono invece rimasti lì, vivi o morti. Durante i rastrellamenti per cercare i “terroristi” o i “partigiani”, dipende dal punto di vista, le case venivano violentemente saccheggiate e tutto poteva finire fuori dalla finestra…anche le persone. Questo è stato. Lo so, non è divertente ma mio nonno me lo ha raccontato quando ero bambina. E lui era lì perché ci credeva. Perché quell’inganno aveva funzionato, come l’incubo più vivido dal quale non ti stacchi nemmeno da sveglio. Occorre vegliare e mai dimenticare fino a che punto quella follia ci ha portati.
    Il tuo bisnonno era il mio nonno.
    Alla sua esperienza devo il mio antifascismo.
    Mamma

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    1. lois

      È interessante leggere questo post visto attraverso due generazioni. Certamente il fascismo non ha dato i bei risultati che inizialmente qualcuno aspettava. Purtroppo checché se ne dica è stato un regime che in breve è degenerato sconfinado poi in quello che tutti conosciamo. Anche mio nonno aderì a quel sistema (pare che se non lo facessi, oltre a rischiare personalmente, tutto anche nella vita civile sarebbe stato impossibile). Sicuramente vedere oggi quegli anni col senno di poi ci consente un obbiettività diversa e più concreta. Comprendo anche l’ammirazione per il tuo bisnonno “per aver fatto sempre del bene”, ma poi pensare al fascismo e alle atrocità che ha generato è difficile non poter avviarsi verso una critica totale di quanto è stato. Non voglio generalizzare (non potrei permettermelo), ma credere in quel fenomeno, ha poi travolto e mortificato la nostra società civile.

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      1. Mio nonno vi aderì a prescindere dall’essere obbligato o meno. Lo fece perché, come ha detto mia madre sopra, era un illuso. Per quanto sbagliato potesse essere lui ci credeva… poi magari si sarà pentito, almeno lo presumo 😉

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