I need a (dark) hero

Che periodo nefasto. La caldaia va e viene quando le pare, il mio corpo sembra andare per i fatti suoi, in casa c’è una tensione che si taglia col coltello e martedì ho pure un esame e non so niente! Non riesco nemmeno a studiare, oggi ho provato e tutto quello che sono riuscita a fare è stato rileggermi in modo anche (troppo) sbrigativo tutto il testo di Zarlino assegnatoci dal professore. Non so veramente come fare. L’unica cosa che mi consola, dal punto di vista dell’esame, è che si tratta di un esame (parziale) scritto. Io fortunatamente con gli scritti me la cavo discretamente bene, quindi non dovrei stressarmi più di tanto. Ma la faccenda fra le mura domestiche mi mette un tale nervoso che basta un niente per farmi saltare! Mi sento come una corda di violino! Poi questo raffreddore non fa altro che rendermi ancora più di pessimo stanca e di pessimo umore. Credo di aver bisogno di vitamine, forse mi tirerebbero un po’ su. Oppure ho solo bisogno di uscire di casa e passare un po’ di tempo con gente allegra. Un birra e qualche amico, la cura migliore per tutti i mali. Magari fosse così semplice… Va bé troverò una soluzione per tutto, ci riesco quasi sempre!

Un altro piccolo problema (che poi non è proprio un problema) è che dovrei tanto rimettermi a leggere. Chiudermi in una stanza e leggere uno dei tanti libri della mia libreria, magari uno di quelli che mi hanno regalato e che non ho mai avuto il tempo (e la voglia) di leggere. Non so, trovo così difficile in questi ultimi tempi trovare un vero spazio che sia solo per me stessa, senza contaminazioni. Ma arriverà il momento, almeno spero!

Ieri, tanto per aggiornarti (Caro Lettore Immaginario), ho passato la mattina con mia cugina, Marta. Piccola, tenera e viziata! Come quasi tutti i bambini “moderni”. Oddio, anche io sono abbastanza viziata… sarà mica un difetto di famiglia? Comunque, io e mia zia abbiamo fatto l’albero a casa dei nonni (appena posso aggiorno con la foto!) ed è stato divertente prendere in collo la bimba per farle mettere le palline nei punti alti dove non arrivava da sola. Solitamente le feste mi mettono tristezza, e quest’anno non sarà da meno, però ieri mentre facevo l’albero con la bambina mi sono sentita allegra e felice. Ed è stato bello vedere la piccola ridere e battere le mani mentre attaccavamo le decorazioni. Sembrava quasi di essere in uno di quei film americani, però questa volta ero contenta di esserci. Mi è dispiaciuto uscire per andare a Bologna, anche perché nel tragitto dalla stazione diBologna all’Università mi sono pure sentita male. Niente di serio, solo un po’ di giramenti di testa, mi è bastato appoggiarmi al muro e dopo un po’ è passato tutto.

 

Robert Mapplethorpe (Self-Portrait - 1982)

La lezione è andata bene (Storia della Fotografia nda) ed ho pure scoperto il volto del mio Lettore Immaginario. Non so perché abbia deciso che debba essere lui, sarà lo sguardo sicuro ed ipnotico. LUI sia chiama Robert Mapplethorpe. Era un fotografo americano degli anni ’80, morto di AIDS nel 1989. Purtroppo non sono riuscita a seguire tutta la lezione (dovevo prendere il treno per tornare) però, non so, ho avvertito una certa affinità appena ho visto la foto. Poi, io ho sempre avuto un debole per i mori dagli occhi chiari! Ok scherzi a parte, era un artista, uno vero, uno di quelli per cui l’arte non è un passatempo ma è la vita stessa. C’era una sua citazione sopra la foto che il professore ci stava mostrando, l’ho trascritta sulla mia agenda poiché l’ho trovata molto bella, la fra è questa: “Alla fine non sono sicuro di capire come sono arrivato a essere omosessuale o quale sia la mia vera sessualità“. La trovo molto bella perché il lavoro di Robert (mi prendo la licenza di chiamarlo per nome) si incentrava molto sulla scoperta di se, sull’ambiguità e sulle domande inerenti alla sfera sessuale. In quegli anni poi (gli anni ’80 appunto) certi temi erano fortemente trattati. Sessualità, genere (m & f) e identità sono problemi che vengono affrontati dalla maggior parte degli artisti, questo in concomitanza con il “crollo” dei poteri forti (il comunismo, la fede religiosa etc.). Non so, forse sono veramente romantica ma mi affascina la figura di Robert e il suo essere tormentato. Poi il fatto che abbia continuato a lavorare fino a pochi mesi dalla morte mi affascina, per lui l’arte era tutto. Era il suo modo per sconfiggere la morte, il suo modo per scoprire se stesso e per (forse) porsi anche delle domande su se stesso.

Si, mi serviva proprio un eroe oscuro. Uno di quegli eroi tormentati, con macchie e paura addosso. Spesso paura di se stessi o del loro passato. Peccato che questo mio eroe sia morto (peccato anche che fosse omosessuale) altrimenti sarebbe stato bello conoscerlo (parliamoci, magari gli avrei spedito una mail!). Però mi piace pensare che sto scrivendo (alcuni) di questi articoli per lui.

Tutti noi dovremmo avere un lettore immaginario, qualcuno a noi affine e che ci possa comprendere, che possa comprendere i nostri dolori, le nostre paure e i nostri tormenti. Certo, un lettore immaginario morto non servirebbe a molto, ma non si può avere tutto dalla vita, e poi nella nostra immaginazione tutto è possibile!